04/06/2019 - La luce dell'Est

“La nebbia che respiro ormai si dirada perché davanti a me un sole quasi bianco sale ad est…”

Così inizia la famosa canzone di Lucio Battisti degli anni ’70 ed è la stessa luce che mi attrae da molto tempo. Ho sempre subito il fascino delle varie culture ad est dell’Italia, sopratutto nella zona mediorientale fino ad arrivare ai confini con la Cina. Per completare il mio scacchiere dei paesi visitati mi manca la zona del Caucaso e quindi quale migliore occasione se non raccogliere l’idea di Roberto, il mio fedele compagno di viaggi in moto?

“Che ne dici Gianni (lui mi chiama così), andiamo in Armenia?”. Potevo forse rifiutare?

Ci siamo seduti al tavolo e abbiamo buttato giù una bozza del giro che ci interessava: Grecia, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Armenia e Nagorno Karabak. Poi il ritorno più o meno per la stessa via. Immagino che qualcuno si sia chiesto cos’è il Nagorno Karabak. Bè, neppure io ne conoscevo l’esistenza, fino a due o tre anni fa quando ha iniziato a parlarmene Cristina, la moglie di Roberto e così mi sono incuriosito.

La storia non è semplice, si tratta di un’area contesa che si trova nel Caucaso meridionale tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nel 1992 Bako Sahakyan si è impadronito del territorio cacciando gli Azeri e ha proclamato la nascita della nuova nazione con tanto di parlamento e moneta. La cosa non è stata indolore, ci sono state migliaia di vittime durante i combattimenti. Questo stato non è riconosciuto da nessuno al mondo, tranne che dall’Armenia che offre il suo appoggio militare ed economico perché nel Nagorno vivono cristiani armeni mentre l’Azerbaijan è un paese musulmano. Ora vediamo se riusciamo ad entrare per curiosare un po’, da quello che leggiamo non sarà facile ottenere il visto alla frontiera.

Oggi siamo entrati in Georgia ma attraversando la Turchia fuori dalle rotte turistiche ci siamo fermati nel paese di Amasya, nel cuore dell’altopiano anatolico. L’incantevole cittadina ha una storia molto antica che risale al 5500 a.C. ed è nota per essere stata zona strategica durante il regno persiano del Ponto nel IV secolo a.C. Vi passò Alessandro Magno che se ne impossessò e, nella storia recente, Ataturk che qui definì con i suoi più stetti seguaci i principi della lotta per l’indipendenza. Eredità del Ponto, sono proprio le tombe scavate nella ripida parete di roccia, che incombono sulla cittadina. All’epoca i sovrani erano una sorta di divinità e queste dei veri e propri luoghi di culto. La necropoli, composta da 20 grandi tombe, è chiamata Valle dei Re.

Questa volta mi sono dilungato un po’ troppo con storia e geografia vero? Vabbè, vediamo se per il prossimo racconto riesco a trovare qualcosa di più simpatico e leggero…

 

Un abbraccio

 

gm

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