25/04/2017 - Back to USA

Dopo 30 anni ritorno nella costa ovest degli Stati Uniti. Torno volentieri, del viaggio passato ho ormai solo vaghi ricordi mai più aggiornati dalle centinaia di diapositive archiviate in cantina. Sono ormai 12 giorni che Debora ed io scorrazziamo senza problemi in un contesto fantastico, scogliere sull’oceano, sequoie giganti, depressioni sotto al livello del mare, canyon mozzafiato e colori del terreno incredibili. Nonostante questo faccio fatica a raccontare quello che solitamente viene dal mio intimo e si riversa su questo foglio bianco che voi tutti leggete.

E’ la prima volta che mi capita ed il motivo credo sia semplice, qui non c’è storia, non c’è nell’aria l’eco di mille leggende o la sensazione di attraversare territori regnati da antichi re che dominavano crudelmente il loro popolo. Non c’è l’eco delle carovane che trasportavano merci da oriente a occidente, uomini attorno al fuoco la sera che raccontavano antichi aneddoti per riscaldare i cuori dei più giovani.

Certo, ci sono quei poveri indiani rimasti ed emarginati in baracche o poco più. Ho anche provato ad intavolare un dialogo con un vecchio Navajo, pronto a sostenere la sua causa naturalmente ma il mio tentativo è miseramente fallito. Pochi monosillabi mi hanno fatto capire che l’ultima cosa che lo poteva interessare era scambiare qualche parola con me.

Nonostante queste mie scarse vibrazioni interiori devo dire che ho visto/rivisto paesaggi fantastici. L’atmosfera di San Francisco è sempre dolce e sensuale. L’imponenza delle sequoie nel Sequoia Park ti lascia a bocca aperta. L’aridità, il calore e la desolazione della Death Valley quasi incutono timore. La mia gioia di vincere qualche dollaro al Caesar Palace di Las Vegas non è stata sufficiente a commiserare tutti quelli che già dalle sette del mattino erano come ipnotizzati seduti davanti ad una macchinetta storditi da colori e suoni fino a svuotargli il portafoglio.

Poi per fortuna mi sono subito rigenerato arrivando sul bordo del Gran Canyon e osservando un fiume che scorreva sinuosamente 1.600 mt più in basso! Visto dall’elicottero poi, ancora più emozionante.

Il Bryce Canyon non lo avevo mai visto e mi ha lasciato senza parole. Impressionante la sua bellezza e la sua particolarità con quei colori e sfumature indescrivibili. Non smettevo più di fare fotografie, ero ipnotizzato come i giocatori di Las Vegas. Ad ogni passo volgevo lo sguardo e sentivo l’irresistibile desiderio di scattare una fotografia per catturare quel ricordo. Volevo essere certo che non mi sfuggisse più quell’emozione.

Poi il Canyon de Chelly, la Monument Valley, l’Horseshoe Bend (una curiosa e impressionante curva del Colorado all’inizio del Grand Canyon), l’Antelope Canyon e così via fino ad attraversare un lungo deserto per arrivare a Los Angeles, dove ci troviamo ora.

Vi allego come al solito qualche fotografia. Magari qualcuno di voi le avrà già viste poiché alcune le ho pubblicate su Facebook durante il viaggio.

Ora vi lascio, devo preparare i bagagli perché domattina abbiamo un aereo… no, non torniamo a casa, non è ancora finita, proseguiamo verso ovest, verso dove il sole tramonta…

 

 

baci ipnotizzati

 

gm

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