04/04/2009 - Il tè nel deserto

Il tè nel deserto

Il furgone improvvisamente si ferma ancora, l'avviamento funziona ma non si mette in moto. Siamo in mezzo alla savana in Mali, strada sterrata, sabbia, polvere, caldo tremendo, i pochi cespugli raggiungono al massimo un metro e mezzo d'altezza, il termometro del mio cruscotto segna 46 gradi, vero o no non ha molta importanza. L'acqua delle bottiglie è caldissima ed è quasi impossibile berla, per riuscire a dissetarci mettiamo delle bustine di tè dentro, così con un po' di zucchero diventa bevibile, un tè nel deserto.... 
Il primo villaggio è a circa 50 km, stanchi e nervosi per l'ennesimo stop cerchiamo di capire il problema. Fortuna che siamo dotati di telefono satellitare così chiamiamo l'Iveco in Italia e iniziamo a verificare tutte le possibilità di guasto. Dopo un po' di tentativi finalmente l'imbeccata giusta, le vibrazioni dello sterrato hanno fatto staccare un fusibile/relais dalla scatola fusibili sotto il volante. Reinserito nella sua sede, il vecchio Daily riparte subito tra gli applausi e il grosso sospiro di sollievo del gruppo, la prospettiva di pernottare nella savana non ci entusiasmava per nulla.
Arrivati a San e sistemati in un hotel, in 7/8 saliamo sulle moto e ci facciamo ancora 140 km per andare a visitare la moschea di Djennè. Sinceramente mi aspettavo di più. Bella, suggestiva, ma la cosa più interessante è il contesto in cui è inserita. Si trova sulle rive del fiume Bani, in mezzo ad un rumoroso ed affollato villaggio, a ridosso di un colorato e vivace mercato. Il problema è, come sempre, tenere a distanza tutti i venditori, le guide e i bambini "cadeau", che immediatamente ci circondano.
Ritorneremo in hotel a San in tarda serata, guidando per più di un'ora nel buio affascinante e misterioso della savana africana.
Il giorno dopo siamo a Bamako, la capitale, un grazioso ed accogliente hotel suggerito dalla LP ci consente di recuperare energie. Riesco anche a fare un giro in barca sul Niger, ma è decisamente meno interessante di quello fatto a Niamey in Niger. Poca gente lungo le rive, poche barche e anche il panorama è meno accattivante.
Poi rotta ancora verso ovest, verso Kayes e poi la frontiera con il Senegal, il furgone singhiozza, si accende la spia degli iniettori, ogni tanto "manca" un po' però cammina. Per me è già un lusso, Dakar si avvicina e inizio a sognare le spiagge sull'oceano...

baci sognanti

gm