08/04/2009 - Dakar!

Dakar!

Un rumore assordante di sfregamento, di cigolio mi accompagna ormai da una cinquantina di km. Sono nel centro di Dakar e avanzo lentamente nel traffico caotico, mancano si e no una cinquantina di metri all'hotel quando, con un secco rumore, un pezzo si stacca ancora da sotto il furgone. Lo sento scivolare via e rotolare sull'asfalto, qualche compagno in moto dietro non è pronto a raccoglierlo subito, il tempo di tornare indietro per cercarlo ed il pezzo non c'è più, è già stato raccolto da mani veloci ed attente...
Il furgone rallenta, diventa pesante e faticoso. Daniele e Riccardo sono già davanti all'hotel e mi fanno ampi gesti per segnalarmi dove devo parcheggiare, come un animale ferito il Daily si ferma ansimante sulla piazzola. Freno a mano, con un'imprecazione spengo il motore e scendo esausto.
Ce l'ho fatta, dopo 7.800 km di strade più o meno asfaltate, di piste e di sterrati senza senso, sono riuscito ad arrivare a Dakar!
Questi ultimi 300 km in Senegal sono stati i più pesanti. Da Tambacounda a Kaolak la strada, se così si può chiamare, è la peggiore che io abbia mai incontrato. Buche, fossi, asfalto a pezzi, lavori in corso, deviazioni, sono una costante che farebbe spazientire un santo. Spesso si avanza ad una media di 20/30 km all'ora.
Qui è finita la poesia dei bimbi intimoriti che osservavano curiosi, della gente che al tuo passaggio ti salutava sorridente. Tutto il Senegal si può racchiudere in una sola parola: cadeau!
Tutta la gente, indistintamente, uomini, donne, bambini, vecchi, ti chiedono un cadeau. Sempre e ovunque. Persino il poliziotto alla frontiera...
Il paesaggio è cambiato, ora è più monotono. Il paese vive di forti contrasti per cui si va dalle periferie e villaggi sporchi e stracolmi d'immondizia, ai fuoristrada ultimissimo modello e ai moderni palazzi di Dakar.
Resteremo qualche giorno per sbrigare le formalità doganali ed imbarcare i mezzi sul container e poi ancora delle medicine da portare ad un villaggio ad una settantina di km dalla città.
Per Pasqua sarò a casa, con i miei affetti e la mia Torino che mai mi è sembrata cosi lontana, anche se il mio cuore è rimasto ferito dalle sofferenze e dalla povertà che attanaglia questa gente.

Vi abbraccio tutti.

gm