12/07/2015 - Il grido dell'aquila

Sono ormai 19 giorni che sono in questo paese, molte cose mi hanno colpito, alcune un po’ meno ma una delle più affascinanti è il vedere così tanti rapaci volteggiare sopra la mia testa. La maggioranza sono aquile, amo fotografare gli uccelli, forse l’ho già detto, per cui vedere quelle ali spiegate manovrare abilmente in continuazione alla ricerca del cibo mi ha impressionato. Sono dappertutto, al mattino si è quasi sempre svegliati dal loro richiamo, una specie di grido che ormai ho imparato a riconoscere e ad amare. Spero solo che il fragile ecosistema che regola questa presenza di rapaci così massiccia resista per molto tempo ancora.

Caricati i bagagli sulle nostre moto siamo quindi partiti per affrontare le piste della Mongolia. I primi 350 km erano asfaltati per cui nessun problema, poi è iniziato uno sterrato piacevole, fondo duro e poca ghiaia. Troviamo da dormire in un villaggio dove ci sono delle piccole capanne di legno. La moto resta accanto a noi, fuori dalla porta, per noi motociclisti è un’ottima sistemazione.

Il giorno dopo arriviamo in riva al lago di Tariat, un posto incantevole, dormiamo in una bella ger in mezzo a greggi di pecore, sempre piacevole vivere questa situazione anche perché queste famiglie di pastori hanno sempre qualche bimbo con cui giocare un po’. Riesco addirittura a dare due calci ad un pallone. Poi ci godiamo un bellissimo arcobaleno e un infuocato tramonto sul lago.

Il mattino dopo partiamo abbastanza presto. Inizia subito uno sterrato impegnativo, passiamo un colle a 2.500 mt e la valle che segue è davvero incantevole. Mentre fatichiamo per cercare la via migliore tra buche, pietre e sabbia, il paesaggio continua a lasciarci senza fiato. Un tripudio di luce, colori, spazi, laghi e montagne dalle forme insolite che difficilmente sono documentabili con una fotografia. Nei pressi del lago Telmen Nuur troviamo da dormire in un ambulatorio medico, l’unico tetto sotto cui ripararci che abbiamo trovato. Una stanza lungo la via con un lettino e armadietti in ferro ma la cosa strana era che la struttura era in legno e muratura mentre qui abitano quasi tutti nelle ger.

Ancora una giornata di sterrato durissimo, stiamo attraversando un deserto. In tutta la giornata riusciamo a fare 200 km solo perché siamo partiti al mattino presto e ci siamo fermati la sera al tramonto. In un piccolo villaggio assistiamo ad una corsa di cavalli fatta da ragazzini, una preparazione per il Naadam, la grande festa nazionale che ci sarà tra pochi giorni. In mezzo al nulla compaiono all’improvviso tre motociclisti molto agguerriti. Sono tre australiani, arrivano dal Kazakistan e stanno andando in Cina a Pechino dove spediranno le loro moto a casa. Sono ben equipaggiati e viaggiano sullo sterrato come io andrei sulla Torino-Milano. Velocità folle, derapate e impennate, sono davvero molto bravi e cordiali, naturalmente ci scambiamo reciproche e preziose informazioni.

Poi inizia a calare la sera, di trovare da dormire non se ne parla e così montiamo la tenda in mezzo al deserto. Un’esperienza affascinante, mangiamo qualche scatoletta che abbiamo sempre con noi, un buon caffè con grappa e poi un sonno avvolto da un silenzio totale. 

Il mattino dopo la sveglia, naturalmente al grido delle aquile.

 

 

 

 

baci volteggianti

 

 

 

gm

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