18/03/2009 - Le piste africane

Le piste africane

Mi viene da ridere se ripenso a quando mi lamentavo delle strade della Turchia nel mio viaggio in Kurdistan del 2007.
Lasciato il villaggio di Bakou, ci mettiamo in marcia verso nord, l'asfalto è finito quasi subito e inizia una pista pazzesca che mette a dura prova tutti i nostri mezzi.
Polvere rossa come borotalco dappertutto, salite impervie con buche profonde e solchi tracciati dai camion stracarichi che percorrono questa strada, 38-40 gradi la temperatura media. Quasi tutti i miei compagni di viaggio su due ruote cadono almeno una volta con la faccia nella polvere, senza conseguenze per fortuna, anche perché si procede ai 15/20 all'ora.
Nonostante questo, quando raggiungiamo un villaggio lungo la via regaliamo sorrisi, caramelle e matite ai bimbi festanti che ci circondano subito. Qui non ci sono problemi, tutti si lasciano fotografare volentieri. Si possono fare due passi all'interno ed osservare lo svolgere della loro quotidianità. Poche cose, un paio di padelle e una pentola sono sufficienti per tutti. Non ho mai fatto cosi tante fotografie alla gente.
Da queste parti la parola "turismo" é decisamente fuori luogo, non esiste... Non me ne frega nulla di essere sporco, sudato, con la stessa maglietta da 3 giorni tutta rossa di terra, con la barba lunga e di essere riuscito a mangiare solo una marmellatina e qualche fetta biscottata. Le emozioni che provo sono molto più importanti.
Ho imparato anche a fare la doccia con una sola bottiglia d'acqua, capelli compresi! Sembra impossibile vero? Invece ci si riesce, provate...
A Banyo abbiamo trovato alloggio in una "Posada" (cosi c'era scritto) dove non c'era né luce né acqua, nella stanza, solo una candela e una specie di brandina. Dicono che l'elettricità qui arriva ogni tanto, una volta o due la settimana.
Poi la mattina dopo il tratto Banyo-Tibati, la strada più impossibile che abbia mai fatto. Sono 115 km di follia fatti in 10 ore, una pista durissima che ancora non so come ho fatto a percorrere con il furgone e continuano anche a chiedermelo i miei compagni di viaggio con pacche sulle spalle.
Ora siamo a Garoua, il furgone non è passato indenne (supporto motore, supporto idroguida e filo del cambio) e stiamo aspettando che ce lo rimettano in piedi. C'è una specie di officina, ma i tempi africani come sempre sono molto lunghi...

Cosi potremo riposare un po' e leccarci le ferite!

Baci impolverati

gm