27/01/2005 - Toc, Toc, Toc...

Mentre tornavamo da un bellissimo trekking dalla Laguna Torre, dove si ha una spettacolare vista sul mitico Cerro Torre, rimango incuriosito da uno strano rumore. Strano perchè qui di rumori, a parte ruscelli e cinguetii proprio non ce ne sono, nel cielo non passano neppure gli aerei. Un rumore secco, ritmico, un toc toc toc di qualcosa che picchia sul legno. Incuriosito dico a Pier di fermarsi un attimo e, tendendo l'orecchio, cerchiamo di capire di cosa si tratta. Faccio qualche passo nella boscaglia quando all'improvviso lo vedo... un picchio! Incurante della nostra presenza continua a picchiettare con seria determinazione il tronco, poi, estrae qualcosa, lo ingurgita, lancia una specie di fischio che io interpreto di contentezza e continua il suo toc toc toc. E' davvero molto simpatico, è più grande di un merlo, poi è proprio come nei cartoni animati, nero con la testa tutta rossa! Perdonate la mia innocente ignoranza, ma io non l'avevo mai visto un picchio, così da vicino poi... Si è lasciato avvicinare fino ad un paio di metri, poi probabilmente infastidito dai clic della mia macchina fotografica ha lanciato un ultimo fischio e se n'è volato via. Mi spiace aver disturbato il suo pasto ma cavolo, io l'avevo sempre solo visto nei cartoni animati un picchio. Bellissimo comunque il Cerro Torre che abbiamo avuto la fortuna di ammirare libero da nubi, non è facile, siamo stati molto fortunati. Ci abbiamo messo oltre tre ore per arrivare all'accampamento Maestri, il punto più vicino da dove si può osservare. La Lonley dice che gli scalatori a volte attendono settimane per poter tentare di scalare la vetta che è quasi costantemente coperta da nubi. Imperioso e severo, ha davvero un'aria magica anche per via delle storie che lo circondano. A iniziare sui dubbi su chi l'ha scalato per primo, poi al tentativo di Cesare Maestri con un compressore per fare i fori dove piantare i chiodi. Il tentativo è fallito a 30 mt dalla cima! E il compressore è ancora là, appeso alla parete. Poi al tentativo di altri italiani che si sono trascinati sulla parete una gabbia di alluminio dove ripararsi durante le frequentissime e gelide bufere provenenti da ovest, e altre ancora. Il giorno dopo il mitico Fitz Roy, anche qui fortunati con il sole. Anche qui quasi quattro ore poichè la rampa finale di 400 mt di dislivello per arrivare al lago de Los Tres (in onore dei tre francesi che per primi lo scalarono), non scherza davvero. La fatica di queste camminate è ripagata anche dall'ambiente che è davvero straordinario. Torrenti, laghetti, ghiacciai, boschi di Lengas, che sono piante che si lasciano modellare dal vento in un modo davvero particolare, molto suggestive. Ieri poi il Lago del Desierto che non si capisce perchè si chiami così... di fatto e' un bellissimo lago alpino, acqua blu e circondato da verdi foreste! Oggi una lunga camminata nella steppa patagonica per arrivare sulle rive del lago Viedma, anche questa molto affascinante. Lascio a malincuore questi luoghi. Uno si perde in questi spazi immensi, con l'orizzonte che si fonde al giallo della pianura patagonica che ha un fascino tutto suo, una sensazione di impotenza dell'uomo di fronte alla forza di questa natura. Io che sono così scettico sul futuro del pianeta, grazie alla grande stupidità dell'uomo, qui ritrovo un po' di speranza. Forse qui non riusciremo a distruggere tutto... Domattina riprenderemo il cammino verso nord, prossima tappa Perito Moreno (da non confondere con il ghiacciaio) da dove faremo l'escursione per visitare la Cueva de Las Manos, una grotta con dei graffiti di circa 8.000 anni fa unici e particolari. Non ha caso la copertina del famoso libro di Chatwin, In Patagonia, riprende proprio queste immagini. Vi lascio con un abbraccio di speranza per la nostra terra... baci gm x Manu: come sta tuo zio? x Ivano: sei poi riuscito a sciare in Canada? x Monica Pag: mi spiace, ma non credo che riusciremo ad arrivare fino in Perù, ci sono troppe montagne per arrivare fin là e il mio socio potesse le scalerebbe tutte...

Viaggio: