28/06/2016 - Alla ricerca di Nessie

 

Chi non è mai stato a casa mia non lo sa, ma fra le mie tante passioni vi è anche quella di collezionare ditali, si quelli per cucire ma ovviamente in versione turistica. In genere sono di ceramica, sono dipinti e quasi sempre portano il nome della località. Si trovano un po’ dappertutto nei negozi di souvenir insieme alle tartarughine, ai bicchierini dipinti o ai cucchiaini recanti qualche stemma. Ne ho raccolti molti durante i miei viaggi in giro per il mondo ed ora ne posseggo con orgoglio oltre duecento! 

Quindici anni fa mi trovavo in uno dei migliori hotel di Stresa sul lago Maggiore, festeggiavo insieme ad altri colleghi i miei 25 anni trascorsi in azienda. Curiosando nelle baroccheggianti sale dell’hotel, notai una bacheca ben illuminata con dei lucidi ripiani in cristallo. Attirato mi avvicinai e vidi che vi erano esposti dei raffinati ditali e tra questi uno in particolare attirò la mia attenzione. Era un ditale che proveniva dalla Scozia e più precisamente dal lago di Loch Ness, il famoso lago del presunto mostro acquatico. Lo rammento perfettamente, era bianco con in basso la scritta “Nessie”  e più su vi era dipinto il collo e la testa del mostro, una specie di mezzo busto. Mi piacque molto, lo trovavo molto delicato ed intrigante e ricordo che sospirando pensai “chissà se un giorno riuscirò ad avere anche questo di ditale…” 

Ora sono qui in Scozia, insieme a Roberto, quest’anno abbiamo deciso per un viaggio sulle due ruote un po’ più rilassante dopo il duro viaggio in Mongolia dello scorso anno. Siamo arrivati ieri dopo aver attraversato la Francia, il canale della Manica e tutta l’Inghilterra. Ora inizieremo a visitare queste terre leggendarie e naturalmente è prevista una importante tappa a Loch Ness per verificare se esiste o no Nessie e poi cercherò quel ditale che mi è rimasto nella mente per tutto questo tempo. 

Prima di spostarci verso l’isola di Sky, abbiamo dedicato un po’ di tempo per visitare la RosslynChapel, la misteriosa cappella teatro del famoso libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”. Ho divorato letteralmente quel libro, preso dalle intriganti elucubrazioni dell’autore sul supposto legame con i cavalieri templari e i massoni, svelato (secondo lui) da alcuni simboli qui presenti. Ora che li ho visti più da vicino per me il mistero rimane.

Infine non posso non menzionare Barth, un simpatico girovago inglese incontrato sul traghetto di Calais. Stava tornando a casa nel suo piccolo paese dal nome impronunciabile nel nord-ovest dell’Inghilterra con la sua due ruote costruita da lui. Tornava dall’Olanda da un incontro con altri fuori di testa come lui che si divertono ad assemblare pezzi vecchi ed arruginiti e farne poi uscire una moto chiamata Rat Bike. Motore Suzuki 750 GSX e tutto il resto fatto Dio sa come, dove l’invecchiamento non riesce bene usano la vetroresina e poi la fantasia fa il resto. Dopo un’occhiata alla mia moto già piena di moscerini dopo solo due giorni di viaggio mi indica la sua e sorridendo mi dice “io questa non ho mica bisogno di lavarla…”

 

 

baci invecchiati…

 

gm

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